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Modernismo, modernità, modernisme, modernité

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La categoria di modernità è certo una delle più sfuggenti della scrittura della storia. Si è sempre «il moderno» di un «antico». Quella del modernismo, invece, ha la particolarità di essere legata a un’epoca precisa, quella della fine dell’Ottocento e della prima parte del Novecento, e non è limitata a un’unica località geografica. Cos’è il modernismo in Italia in quegli anni? Cosa significa essere modernista in Francia, in Germania, in Inghilterra, in Spagna? In relazione a quale tradizione? Specificando, quale modernità? Si scrivono, sotto questa definizione, dai due lati delle Alpi e dei Pirenei, delle pagine significative della storia europea. Ma sono mai state lette unitariamente queste diverse pagine? In un periodo che viene definito, in genere, utilizzando la categoria di «post-modernità» – categoria sfuggente quanto quella di modernità – una lettura complessiva non è inutile in quanto si situa alla confluenza della religione, della politica e della letteratura. Tale lettura ha, forse, la particolarità di evidenziare il significato specifico attribuito alla parola modernismo in Francia, in Italia e in Spagna, ma anche di sottolineare quello che accomuna le varie espressioni di modernismo dei vari paesi. Per costruire questo paesaggio multiplo e tuttavia continuo bisognava riunire specialisti rappresentativi di queste diverse prospettive, animati da un desiderio di abitare una sorta di casa comune nella quale circolerebbe lo spirito del modernismo, alla congiunzione di un’esperienza spirituale, di una pratica di scrittura e di un’aspirazione democratica. Le reazioni politiche e religiose al modernismo saranno, se si può dire, al livello di questa effervescenza intellettuale e spirituale. La Prima guerra mondiale, tra l’altro, può essere interpretata, a distanza di tempo, come una di queste reazioni. È tale casa comune che il libro tenta di ricostruire, per ieri, per oggi e per domani – per l’Europa di domani.

  • ISBN: 978-88-9295-756-5
  • Data di pubblicazione: set 2023
  • Formato digitale: PDF
  • Lingua: francese, italiano
  • Contributi di: Barbara Baudry, Alfonso Botti, Paolo Carile, Marc Cheymol, Fabrizio Chiappetti, Alexandra Delattre, Pierre-Antoine Fabre, Federico Ferrari, Guglielmo Forni Rosa, Liviana Gazzetta, Michèle Gendreau-Massaloux, Giacomo Losito, Elena Mazzini, Daniele Menozzi, Francesco Tacchi, François Trémolières, Annibale Zambarbieri

Paolo Carile è professore emerito di letteratura francese presso l’Università di Ferrara. Ha insegnato anche presso le università di Bologna, Digione, Tours, Toulouse-le-Mirail e Québec. I suoi studi, pubblicati in Italia, Francia e Canada, vertono sulla letteratura di viaggio dal XVI al XVIII secolo, su testi paraletterari di calvinisti del XVI e XVII secolo, sul romanzo francese tra le due guerre mondiali e sulle letterature francofone. È stato presidente della Società universitaria per gli studi di Lingua e Letteratura francese e del Prix di Francesistica negli anni Novanta. Attualmente è presidente onorario dell’associazione culturale internazionale Italiques e del Prix Italiques, che ha fondato a Parigi nel 1997 e che ha presieduto fino al 2017. Ha ricevuto la laurea honoris causa dall’Università di Toulouse-le-Mirail, è membro dell’Académie des Lettres et des Sciences di Digione, cavaliere della Légion d’honneur, ufficiale delle Palmes académiques, cavaliere dell’Ordre National du Mérite, ufficiale dell’Ordine della Stella della solidarietà italiana e dell’Ordre de la Couronne de Belgique. Nel 2003 ha ricevuto il prestigioso “Prix du rayonnement de la langue et de la littérature françaises” dell'Académie française.
Marc Cheymol, Docteur d’État in letteratura comparata ha insegnato in Messico e ha collaborato al Servizio culturale dell'Ambasciata di Francia. Specialista nel lavoro di Miguel Angel Asturias, a pubblicato vari studi letterari in francese e spagnolo. È stato vicesegretario generale e segretario generali di Italiaques tra il 2012 e il 2016.

Fabrizio Chiappetti ha conseguito la laurea in filosofia e il dottorato di ricerca in studi religiosi all’Università di Bologna. È docente di lettere nelle scuole secondarie. Fa parte del consiglio di amministrazione della fondazione Romolo Murri di Urbino e della redazione della rivista «Modernism». I suoi interessi di ricerca insistono soprattutto sul rapporto tra religione e filosofia in età moderna e contemporanea. Tra le sue pubblicazioni: Visioni dal futuro. Il caso di Philip K. Dick (2000); Sine glossa. La solitudine del cristiano (2002); Una rivista modernista a Milano: “Il Rinnovamento” (2010); Echi della grande guerra nel pensiero di Rodolfo Mondolfo (2010); La formazione di un prete modernista (2013); Influenze e confluenze in Buonaiuti: Loisy, Tyrrell, James (2016); Un discepolo di Descartes e Malebranche in Italia: Giulio Carlo Fagnani (2017).
Pierre Antoine Fabre è direttore di un gruppo di studio all’École des Hautes Études en Sciences sociales.