Passa al contenuto

La conoscenza divina delle creature

Le Quaestiones 2 e 3 della Distinctio 35 dello Scriptum

tab edizioni
https://tablick.it/web/image/product.template/4299/image_1920?unique=a8c922c

5,99 € 5.99 EUR 5,99 €

11,00 €

Non disponibile per la vendita

  • Abbonamenti

Questa combinazione non esiste.

filosofia

Le Quaestiones 2 («Se l’oggetto adeguato della conoscenza divina sia l’essenza di Dio o l’ente universale») e 3 («Se le creature secondo le loro proprie nature e le loro essenze siano vita in Dio e nel Verbo») della Distinctio 35 dello Scriptum di Pietro Aureoli sono importanti per la ricostruzione sia del pensiero del loro autore che della storia della dottrina delle idee divine nel Medioevo. Aureoli rifiuta il modello tradizionale di causalità esemplare, secondo cui Dio avrebbe creato il mondo sulla base di modelli archetipi esistenti dall’eternità nella sua mente. Ricorrendo al concetto di aequivocatio, stabilisce che l’essenza di Dio è in maniera equivoca l’unico esemplare per tutte le creature ed elabora, così, la teoria della causalità esemplare equivoca.

  • ISBN: 978-88-9295-111-2
  • Data di pubblicazione: dic 2020
  • Formato digitale: PDF
  • A cura di: Chiara Paladini

Pietro Aureoli (1280-1322) nacque non lontano da Cahors, in Francia. Entrò a far parte dell’ordine francescano negli ultimi anni del 1200 e studiò a Parigi nella prima decade del 1300. Insegnò a Bologna e a Tolosa e fu lettore delle Sentenze a Parigi dal 1317 al 1318. La sua opera più nota e influente è lo Scriptum, il suo commento al primo libro delle Sentenze, quasi certamente terminato nell’autunno del 1316. Contrapponendosi spesso e con forza alle teorie dei suoi predecessori e di molti suoi contemporanei, elaborò posizioni innovative, a volte controverse e sempre interessanti tanto su questioni teologico-metafisiche (come la causalità esemplare e la conoscenza di Dio dei futuri contingenti) quanto su questioni di ontologia e gnoseologia (come quella della conoscenza umana e dei suoi presupposti). Le sue teorie rappresentarono un importante punto di riferimento critico per molti dei suoi successori, sia d’impostazione realista che nominalista.