Nel libro si traccia un disegno ad ampio raggio della comunicazione, una dimensione culturale in cui convergono e si fondono saperi diversi. Numerose sono le voci prese in considerazione dall’autore – da McLuhan a Barthes, da Pasolini a Castells, solo per citarne alcuni – per analizzare, prima, i processi di civilizzazione dall’alfabeto alla tecnologia digitale e per mostrare, poi, come il sistema dei media prende possesso della società e come, nell’età dei consumi di massa, il ruolo critico dell’opinione pubblica è indebolito dal mercato e dalla pubblicità. Infine, l’attenzione si sposta sullo scatto che conduce ai nostri giorni: l’algoritmo è la tecnologia pervasiva e dominante, la personalizzazione operata dalla comunicazione digitale produce nuove forme di mitologie individuali.
Mario Ricciardi è professore emerito del Politecnico di Torino, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicerettore per la comunicazione e di coordinatore del corso di laurea in ingegneria del cinema e dei mezzi di comunicazione. Presso lo stesso ateneo ha insegnato comunicazione multimediale e tecnologie, comunicazione e società. Ha inoltre diretto progetti nazionali dedicati alla trasformazione digitale dei patrimoni culturali e degli ecosistemi mediali. È stato presidente e direttore del Museo Nazionale del Cinema di Torino dal 2000 al 2003.